Per valutare i picchi di potenza nel fotovoltaico aziendale non basta conoscere i kWh consumati in un mese o in un anno. Occorre sapere quanta potenza viene richiesta, quando si concentra la richiesta e quanta produzione fotovoltaica è disponibile nello stesso intervallo. Il fotovoltaico può ridurre il prelievo dalla rete durante le ore soleggiate, ma non elimina automaticamente i picchi: l’effetto dipende dalla contemporaneità tra carichi e produzione.

La domanda corretta non è soltanto «quanta energia consuma l’azienda?», ma anche «quali apparecchi funzionano insieme quando si verifica il massimo prelievo?».

In sintesi

  • I kWh misurano l’energia consumata; i kW indicano la potenza richiesta in un momento o intervallo.
  • Il picco va collocato nel tempo e collegato alle attività che lo producono.
  • Il fotovoltaico riduce il prelievo solo per la potenza che genera mentre il carico è attivo.
  • Prima della valutazione servono dati temporali, informazioni sui macchinari e caratteristiche della fornitura.

kW e kWh descrivono due aspetti diversi

Il kW esprime una potenza: indica l’intensità con cui l’azienda sta assorbendo o producendo energia. Il kWh esprime invece una quantità di energia accumulata nel tempo. Un carico medio di 100 kW mantenuto per due ore corrisponde, in un esempio semplificato, a 200 kWh.

Due stabilimenti con lo stesso consumo giornaliero possono quindi avere profili differenti. Il primo può distribuire il lavoro in modo uniforme; il secondo può concentrare gli assorbimenti in pochi intervalli, quando partono più utenze. Il totale in kWh può essere simile, ma il secondo sito presenta picchi più elevati.

Anche potenza impegnata, potenza disponibile e potenza massima prelevata non sono sinonimi. ARERA definisce la potenza impegnata come il livello di potenza, espresso in kW, reso disponibile per la fornitura in base alle esigenze contrattuali. La richiesta effettiva del sito cambia invece con il funzionamento degli impianti. Per orientarsi tra POD, potenza e consumi si può partire dai dati della bolletta elettrica aziendale, senza considerarli sufficienti per ricostruire ogni evento produttivo.

Come leggere la curva di carico e riconoscere un picco

La curva di carico ordina nel tempo i valori di potenza assorbita. Permette di distinguere carico di base, rampe di avvio, periodi di piena attività, pause e massimi. È utile confrontare giornate e stagioni rappresentative, perché una media può nascondere gli episodi più critici.

ARERA indica che la bolletta riporta la potenza massima prelevata in ciascuno degli ultimi dodici mesi. È un primo riferimento per individuare mesi anomali o ricorrenze. Il Portale Consumi di ARERA consente inoltre al titolare della fornitura di consultare dati storici fino a 36 mesi, secondo la disponibilità nel sistema, con un dettaglio elettrico che può arrivare al quarto d’ora.

Il dato deve essere collegato al processo. Un picco alle 7:45 può coincidere con l’avvio contemporaneo di compressore, climatizzazione e linea produttiva. Un massimo alle 14:30 può dipendere da un ciclo specifico, dalla ricarica di mezzi o da un impianto ausiliario. L’approfondimento sulla curva di carico per l’autoconsumo aziendale aiuta a confrontare gli intervalli elettrici con gli orari di lavoro.

I dati quartorari non descrivono necessariamente transitori molto brevi, come alcune correnti di avviamento. Se il problema riguarda scatti delle protezioni o disturbi rapidi, può servire una campagna di misura con strumenti e granularità adeguati.

Quando il fotovoltaico può ridurre il prelievo di punta

Nel caso dell’autoconsumo fisico, il GSE descrive l’energia rinnovabile come utilizzata tramite lo stesso punto di prelievo che alimenta lo stabilimento. In termini semplificati, durante ogni intervallo il prelievo dalla rete è la parte di carico non coperta dalla produzione fotovoltaica disponibile in quel momento.

Se un reparto assorbe 180 kW mentre il fotovoltaico ne produce 60, il prelievo teorico scende a circa 120 kW, trascurando perdite, regolazioni e altri dettagli progettuali. Questo scenario ipotetico non dimostra però che il massimo del periodo diminuirà di 60 kW: potrebbe verificarsi in un altro orario, con minore irraggiamento o prima che la produzione solare diventi significativa.

Per stimare l’effetto sui picchi bisogna sovrapporre sullo stesso asse temporale:

  • curva di carico del sito;
  • profilo di produzione fotovoltaica atteso;
  • calendari produttivi e fermate;
  • variazioni stagionali;
  • nuovi carichi già programmati.

La potenza nominale dei moduli non equivale a una produzione costante. Orientamento, ombreggiamenti, meteo, temperatura e configurazione dell’impianto influenzano la potenza effettiva. Il fotovoltaico può quindi attenuare alcuni massimi diurni senza risolvere quelli mattutini, serali o occasionali.

Esempio: più avviamenti nello stesso intervallo

Si consideri uno scenario ipotetico con un carico di base di 110 kW. Nello stesso intervallo si avviano un compressore che aggiunge 35 kW, un gruppo frigorifero che assorbe 45 kW e una macchina di processo che richiede altri 55 kW. Il carico complessivo raggiunge così 245 kW.

Se in quell’intervallo il fotovoltaico produce 70 kW, il prelievo teorico si riduce a 175 kW. Se la stessa sequenza avviene al mattino presto e la produzione è di soli 10 kW, il prelievo resta vicino a 235 kW. Lo stesso impianto produce energia utile, ma il suo effetto sul massimo cambia con l’orario.

Va verificato anche se gli avviamenti debbano essere simultanei. Una diversa sequenza operativa potrebbe ridurre la sovrapposizione, ma ogni modifica deve rispettare processo, sicurezza, continuità operativa, protezioni e indicazioni dei costruttori.

Quali dati raccogliere prima della valutazione

Le indicazioni operative ENEA sulle diagnosi energetiche includono rapporto di diagnosi e piano di monitoraggio nel percorso di analisi. Per esaminare i picchi conviene preparare:

  1. Bolletta e contratto: POD, tensione, potenza impegnata e massimi disponibili.
  2. Serie temporale dei prelievi: un periodo che comprenda stagioni, turni, fermate e giornate anomale.
  3. Elenco dei carichi principali: assorbimento effettivo, orari, avviamento e possibilità di regolazione.
  4. Registro degli eventi: cambi turno, manutenzioni, allarmi e produzioni speciali.
  5. Programmi futuri: nuovi macchinari, pompe di calore, colonnine o variazioni dei turni.
  6. Dati del fotovoltaico: potenza prevista e profilo temporale della produzione, non soltanto il totale annuo.
  7. Vincoli elettrici: cabina, trasformatori, quadri e protezioni da verificare con il tecnico incaricato.

Se la serie storica non consente di attribuire i massimi alle utenze, è preferibile programmare misure temporanee sui reparti rilevanti invece di introdurre stime apparentemente precise.

Come usare i risultati senza promettere riduzioni automatiche

Il confronto tecnico dovrebbe separare energia fotovoltaica autoconsumabile, riduzione del prelievo negli intervalli ordinari ed effetto sui massimi osservati. Solo il terzo risultato risponde direttamente alla domanda sui picchi di potenza.

L’analisi può mostrare che i massimi coincidono con una buona produzione solare, ricadono fuori dalle ore utili oppure dipendono da pochi eventi operativi. Da qui possono emergere interventi diversi: dimensionamento fotovoltaico, gestione dei carichi, revisione delle sequenze, sistemi di controllo o valutazione di un accumulo. Nessuna soluzione va scelta sulla sola base dei kWh annui o di una percentuale standard di risparmio.

FAQ

Il fotovoltaico riduce sempre il picco di potenza?

No. Riduce il prelievo quando produzione e carico sono contemporanei. Se il massimo si verifica prima dell’alba, di sera, con poco irraggiamento o durante un evento occasionale, l’effetto sul picco può essere limitato anche se l’impianto produce molti kWh nell’anno.

Quando i dati quartorari non bastano?

Non bastano quando bisogna analizzare fenomeni più brevi del quarto d’ora, come transitori di avviamento, scatti delle protezioni o rapide variazioni di processo. In questi casi il tecnico deve definire durata, frequenza di campionamento e punti della campagna di misura.

Quali dati servono per stimare l’effetto del fotovoltaico sui picchi?

Servono almeno la serie temporale dei prelievi, gli orari e gli assorbimenti dei carichi principali, il registro degli eventi produttivi, il profilo atteso della produzione fotovoltaica e le modifiche future già pianificate. Bollette e consumi annui, da soli, non mostrano la contemporaneità.

Fonti