Se la copertura aziendale contiene amianto, o potrebbe contenerlo, il progetto fotovoltaico non dovrebbe partire dal layout dei pannelli. Prima occorre identificare il materiale senza manometterlo, valutarne le condizioni e decidere come gestire il tetto. Solo dopo si possono definire fissaggi, percorsi impiantistici, accessi e tempi di cantiere.

Una fotografia può segnalare una copertura sospetta, ma non conferma né esclude la presenza di amianto. Anche lastre apparentemente integre non possono essere considerate automaticamente forabili, calpestabili o compatibili con la manutenzione futura dell’impianto.

In sintesi

  • L’aspetto della copertura non basta per stabilire se contiene amianto.
  • Documenti, ispezione ed eventuale analisi devono precedere le lavorazioni.
  • Mantenimento in sede, incapsulamento, confinamento e rimozione non sono equivalenti.
  • La soluzione definitiva del fotovoltaico viene dopo la decisione sulla copertura.

Il primo controllo riguarda i documenti dell’immobile

Il punto di partenza è ricostruire la storia del fabbricato. Data di costruzione, rifacimenti e manutenzioni aiutano a individuare materiali e zone da approfondire. Conviene raccogliere:

  • elaborati e varianti dell’edificio;
  • capitolati, fatture e schede della copertura;
  • censimenti, relazioni o analisi già eseguite;
  • planimetrie dei manufatti sospetti;
  • verbali su rotture, infiltrazioni e riparazioni;
  • documenti relativi a incapsulamenti o bonifiche precedenti;
  • eventuale programma di controllo e manutenzione.

L’articolo 248 del D.Lgs. 81/2008, modificato dal D.Lgs. 213/2025, richiede al datore di lavoro di individuare i materiali a potenziale contenuto di amianto prima di lavori di demolizione, manutenzione o ristrutturazione. Per gli edifici anteriori all’entrata in vigore della legge 257/1992, la ricerca comprende informazioni presso proprietari, altri datori di lavoro e registri pertinenti. Se le informazioni non sono disponibili, l’esame deve essere affidato a un operatore qualificato e acquisito prima dell’inizio dei lavori (Gazzetta Ufficiale).

Che cosa può stabilire un sopralluogo visivo

Forma, colore, spessore ed età presunta possono orientare il tecnico, non fornire una diagnosi. Lastre in cemento-amianto e prodotti successivi privi di amianto possono apparire simili. Riprese da terra o con drone sono utili per osservare estensione, accessibilità e degrado apparente, ma non sostituiscono l’identificazione del materiale.

Il D.M. 6 settembre 1994 indica un percorso basato su ricerca documentale, ispezione, campionamento rappresentativo quando necessario e conferma analitica. Il prelievo deve evitare l’esposizione dell’operatore e la contaminazione dell’ambiente (Gazzetta Ufficiale). Non bisogna quindi rompere un bordo, staccare un frammento o praticare autonomamente un foro di prova.

Quali figure coinvolgere prima del progetto

Proprietario e gestore devono rendere disponibili i documenti e chiarire chi può autorizzare gli interventi. Se l’immobile è in affitto, responsabilità, costi e disponibilità della copertura vanno definiti con la proprietà prima di impegnare il progetto.

L’identificazione deve essere affidata a un operatore qualificato; l’eventuale campione deve essere analizzato da un laboratorio con qualificazione pertinente. Il Ministero della Salute pubblica gli elenchi regionali dei laboratori qualificati per le analisi e, separatamente, gli elenchi disponibili per il campionamento delle fibre aerodisperse (Ministero della Salute). Per il prelievo di materiale massivo occorre verificare con il professionista e con l’autorità territoriale quali requisiti si applicano al caso concreto.

Quando l’amianto è accertato, il D.M. 6 settembre 1994 prevede una figura responsabile del controllo e del coordinamento delle manutenzioni, oltre alla documentazione dell’ubicazione dei materiali. La monografia INAIL del 2026 descrive il percorso dal censimento al controllo e alla manutenzione (INAIL).

Se si decide una bonifica, l’impresa deve possedere l’iscrizione pertinente all’Albo nazionale gestori ambientali: la categoria 10A riguarda i materiali edili con amianto legato in matrici cementizie o resinoidi, mentre la 10B comprende le altre tipologie indicate dall’Albo (Albo nazionale gestori ambientali). La successiva verifica strutturale del tetto del capannone resta un’attività distinta.

Come decidere se mantenere o bonificare la copertura

La presenza di amianto non determina automaticamente una sola soluzione. Il D.M. 6 settembre 1994 distingue materiali integri non suscettibili di danneggiamento, materiali integri ma danneggiabili e materiali già danneggiati. Prevede inoltre controllo periodico, rimozione, incapsulamento e confinamento in funzione delle condizioni e del rischio di disturbo.

Nel caso del fotovoltaico, la valutazione deve includere le lavorazioni future. Fissaggi, cavi, dispositivi anticaduta, ispezioni e manutenzioni possono richiedere accessi ripetuti. Una copertura compatibile con l’uso attuale del capannone potrebbe quindi non esserlo con un impianto che comporta forature o transiti sulle lastre.

Se il materiale resta in sede, servono una decisione tecnica motivata, un programma di controllo e procedure che evitino manomissioni accidentali. Se invece il progetto richiede la ristrutturazione o la demolizione della struttura interessata, la sequenza deve essere definita con i professionisti competenti prima del progetto esecutivo.

Per demolizione o rimozione, l’articolo 256 del D.Lgs. 81/2008 riserva i lavori alle imprese con i requisiti previsti e richiede un piano di lavoro. La copia del piano deve essere inviata all’organo di vigilanza almeno 30 giorni prima dell’inizio, salvo i casi di urgenza disciplinati dalla norma (Gazzetta Ufficiale). Vanno inoltre verificati gli adempimenti territoriali applicabili.

La sequenza corretta tra copertura e fotovoltaico

Un percorso ordinato riduce riprogettazioni e interferenze:

  1. sospendere le ipotesi che richiedono accesso, foratura o manipolazione della copertura sospetta;
  2. raccogliere documenti, planimetrie e analisi precedenti;
  3. affidare identificazione ed eventuale campionamento a soggetti competenti;
  4. se l’amianto è confermato, valutarne condizioni e possibilità di danneggiamento;
  5. scegliere la soluzione considerando anche le manutenzioni future;
  6. definire bonifica, rifacimento e adempimenti;
  7. verificare la configurazione strutturale finale;
  8. completare layout, fissaggi e accessi del fotovoltaico;
  9. coordinare cronologia, aree interdette e interferenze tra imprese.

L’analisi dei consumi e il dimensionamento preliminare possono procedere, ma la soluzione esecutiva sul tetto deve attendere. Gli altri dati necessari sono riepilogati nella guida su documenti, sopralluogo e conformità prima dell’installazione.

Checklist prima di autorizzare il cantiere

Prima dell’avvio occorre verificare che:

  • la composizione della copertura sia documentata e non solo presunta;
  • autori del campionamento e laboratorio siano identificati;
  • i materiali interessati dalle opere siano mappati;
  • la scelta tra gestione e bonifica sia motivata;
  • l’impresa di bonifica abbia l’iscrizione pertinente;
  • piano di lavoro e adempimenti territoriali siano gestiti;
  • la copertura finale sia verificata per carichi, fissaggi e accessi;
  • bonifica e installazione abbiano tempi e responsabilità coordinati;
  • aree interdette e interferenze con la produzione siano definite.

Quest’ultimo punto va integrato con la pianificazione del cantiere fotovoltaico aziendale.

FAQ

Una copertura in amianto si riconosce dalle fotografie?

No. Una fotografia può far emergere un sospetto e aiutare a pianificare l’ispezione, ma forma, colore o stato apparente non confermano la composizione. L’identificazione richiede documenti attendibili oppure l’esame di un operatore qualificato, con analisi quando necessaria.

Chi può prelevare e analizzare un campione?

Il prelievo non deve essere eseguito dal personale aziendale o dall’installatore fotovoltaico senza una specifica competenza. Va incaricato un soggetto qualificato che applichi procedure idonee e affidi l’analisi a un laboratorio presente negli elenchi ministeriali pertinenti. I requisiti locali devono essere verificati con l’autorità territoriale competente.

È possibile mantenere l’amianto in sede?

In alcuni casi sì, se la valutazione rileva materiale integro non suscettibile di danneggiamento e viene attuato un programma di controllo e manutenzione. Per un progetto fotovoltaico bisogna però considerare anche fissaggi, accessi e interventi futuri: la permanenza non è compatibile se le opere previste possono disturbare il materiale senza adeguata gestione.

La bonifica deve precedere il progetto fotovoltaico?

La decisione sulla copertura deve precedere il progetto esecutivo. Se è prevista la rimozione, si definiscono prima bonifica e nuova copertura, poi si verificano struttura, fissaggi e layout. Nel frattempo possono proseguire analisi dei consumi, studio elettrico preliminare e coordinamento delle autorizzazioni.

Fonti